Una molotov ha provocato un incendio al museo egizio
Ancora scontri al Cairo. Morto un militare di leva
Durante una conferenza stampa, il ministro della Sanità egiziano, Ahmed Sameh Farid, ha detto che negli scontri di oggi è morto un soldato di leva e ci sono stati 403 feriti. Secondo il ministro, nessuno sarebbe rimasto ferito per colpi di arma da fuoco. Nel pomeriggio una bottiglia molotov ha originato un incendio al museo egizio del Cairo, situato nella piazza Tahrir, dove si sono svolti gli scontri tra manifestanti pro e contro il presidente Hosni Mubarak. Leggi tutti gli articoli del Foglio sulle proteste in Egitto

Durante una conferenza stampa, il ministro della Sanità egiziano, Ahmed Sameh Farid, ha detto che negli scontri di oggi è morto un soldato di leva e ci sono stati 403 feriti. Secondo il ministro, nessuno sarebbe rimasto ferito per colpi di arma da fuoco. Nel pomeriggio una bottiglia molotov ha originato un incendio al museo egizio del Cairo, situato nella piazza Tahrir, dove si sono svolti gli scontri tra manifestanti pro e contro il presidente Hosni Mubarak.
Nonostante l'appello dell'esercito a ripristinare una situazione di normalità, le violenze non sono cessate: secondo la la tv araba al Jazeera anche oggi ci sarebbero stati dei morti in piazza. ll leader dell'opposizione Mohamed ElBaradei si è appellato alle Forze Armate, invitandole a farsi carico della protezione della popolazione. "Chiedo all'esercito d'intervenire per proteggere le vite degli egiziani", ha detto. Finora i militari hanno mantenuto l'impegno di non ricorrere alla forza e, anzi, si sono in qualche modo eretti a garanti dei contestatori del regime. ElBaradei ha poi rilanciato le accuse già formulate da varie forze di opposizione, secondo cui gli scontri odierni in piazza Tahrir tra contestatori del regime e sostenitori del presidente Hosni Mubarak sarebbero in realtà stati fomentati da poliziotti in borghese, infiltratisi tra la folla con compiti da veri e propri provocatori.
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto: "Sono molto preoccupato dalle notizie che giungono in queste ore dall'Egitto. Quando si arriva a scontri tra opposte fazioni di manifestanti si rompe la pacifica richiesta di libertà che avevamo visto ieri".
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha detto: "Le conseguenze della rivolta in corso nel vicino Egitto potrebbero destabilizzare l'intera regione mediorientale per molti anni". Secondo il premier dello stato ebraico, intervenuto davanti ai deputati della Knesset, si rischia una vera e propria battaglia tra coloro che vogliono introdurvi la democrazia, e quelli che puntano invece all'instaurazione di un regime islamico d'impronta radicale: "E' possibile che per lungo tempo tra queste forze contrapposte non si troverà una soluzione".
Il segretario generale dell'Onu, Ba Ki-moon, ha lanciato un appello per la fine delle violenze ritenendo "inaccettabili" le violenze della polizia e dell'esercito egiziano sui manifestanti.
Il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, ha chiesto al presidente egiziano, Hosni Mubarak, di avviare la transizione politica "il più rapidamente possibile", rispondendo "alla volontà del suo popolo".
Questa notte il presidente americano, Barack Obama, aveva detto: "La transizione comici ora, subito", invitando il presidente egiziano ad avviare subito il passaggio delle consegne senza attendere le elezioni presidenziali di settembre. In un discorso di quattro minuti pronunciato poche ore dopo quello in cui il Raìs aveva annunciato che non si ricandiderà, il presidente americano ha lanciato un chiaro messaggio di sostegno ai manifestanti che chiedono la fine del regime. "Anche il presidente Mubarak ha riconosciuto che lo status quo non è sostenibile e che serve un cambiamento", ha osservato Obama, "per l'Egitto si è aperto un capitolo nuovo" e Mubarak deve prenderne atto e garantendo "subito" una transizione ordinata e pacifica.
Il presidente americano aveva ascoltato il discorso di Mubarak alla Casa Bianca insieme al segretario di stato Hillary Clinton. Poi, dopo una riunione del Consiglio per la sicurezza nazionale, ha avuto una telefonata di mezz'ora con Mubarak prima di presentarsi in tv per un discorso diretto agli americani ma soprattutto al Medio Oriente. Obama ha sottolineato che non spetta agli Stati Uniti indicare in quale direzione debba avvenire "il cambiamento", ma si tratta di una necessità di cui, ha spiegato, è consapevole lo stesso Mubarak. Gli Stati Uniti, ha assicurato, saranno sempre schierati a difesa "di tutti i diritti universali" e contro i violenti. Il presidente americano si è anche congratulato per la moderazione la professionalità dimostrate dall'esercito egiziano durante la rivolta.
Anche la Turchia ha chiesto oggi che vengano ascoltate le richieste dei manifestanti. Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha infatti chiesto al presidente egiziano Hosni Mubarak di iniziare la transizione del potere al più presto, prima che sia troppo tardi. Ieri il leader egiziano ha detto che rimetterà il suo potere a settembre. "E' molto importante superare questo periodo con un'amministrazione provvisoria'', ha detto Erdogan durante una visita in Kyrgyzstan. Il premier turco ha spiegato che ''il popolo si aspetta che Mubarak intraprenda passi molto diversi'' in quanto ''l'attuale amministrazione non riesce a dare fiducia per iniziare in breve tempo un percorso democratico".
Guarda la diretta dalla piazza via al Jazeera - Leggi Perché tutto dipende dall'esercito egiziano dal blog Galt - Leggi Trama, prega, aspetta. Così i Fratelli musulmani cercano di prendere il Cairo - Leggi La piazza egiziana lancia l'ultimatum a Mubarak: via entro venerdì - Leggi E se in Egitto va a finire come in Iran? – Leggi Israele teme che dopo la piazza d’Egitto restino in piedi solo gli islamisti di Giulio Meotti - Leggi Non si vede all’orizzonte un Khomeini egiziano e Al Azhar tace di Carlo Panella